Gli Ultha hanno rilasciato il loro nuovo disco, senza troppe fanfare, il 2 aprile con un annuncio molto composto sul loro sito
Manco a dirlo il disco è una bomba, lo definiscono un disco sulla speranza (che detto da loro fa pure strano assai):
After the conclusion of the trilogy consisting of Converging Sins, The Inextricable Wandering & All That Has Never Been True, the question was: where do you go when you’ve lost everything? You either accept defeat and die – or you start fighting. This is an album about hope in the darkest of times. It’s a call to arms for the inner self, to find a rope of light in a world of mist. ”A Light So Dim” is another concept album, with a narrative spinning from beginning to end. The unnamed narrator wakes up and tries to make sense of a world gone absolutely mad, where truth is nothing more than an empty shell of its oncegreat self.
”IT’S THE STRUGGLE FOR AMBITION IN AN OCEAN OF DEFEAT. LIKE A FOREST FOR A GARDEN IN A WORLD YOU’LL NEVER SEE.”
This is for all of you!
Viva reason, viva love.
Sincerely,
Chris, Lars, Manu, Ralph, Timm (Ultha, April 2026)
Musicalmente siamo sempre lì, quelle fondamenta black che vengono dalle viscere (della terra o di qualche essere vivente o da entrambi), quelle soluzioni ossessive e martellanti, quelle urla ferine, quei blast beat che ti lasciano senza fiato e quelle aperture di stacco totale che ti lasciano mezzo rincoglionito, della serie "ma che cazz...".
Insomma tutto quello che che tanto mi aveva stregato in All That Has Never Been True (fino ad oggi quello che considero l'apice della band, ma questo A Light So Dim sposta ancora una volta l'asticella più in alto) è lì, più qualche novità: delle tastiere azzeccatissime, momenti di distensione più in primo piano, anche una voce femminile in un pezzo.
Mi sono sempre definito un non-amante del black in senso stretto, quello delle foreste norvegesi e il corpse painting. Ma è innegabile come la proliferazione di generi che partono dal black per sperimentare, abbia portato una quantità di band importante a sfornare perle incredibili. E io ci sono caduto con tutte le scarpe, dal cascadian al post, passando per l'atmo e tutte quelle menate da hippy blackster lì.
Sicuramente uno dei dischi dell'anno, non IL disco dell'anno perché quello se lo accaparrano di diritto i Neurosis, con l'uscita più inaspettata del 2026, ma comunque un disco sicuramente da podio.